Coronavirus parto Sardegna
Foto: Genitori in attesa / Pixabay

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che quarantadue coppie di futuri genitori hanno scritto al presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, e all’assessore alla Sanità, Mario Nieddu.

“È con grande pesantezza e commozione che scriviamo questa lettera. Siamo un gruppo di cittadini sardi, che oltre a vivere come tutti le preoccupazioni legate alla diffusione del coronavirus, a breve diventeranno madre e padre, chi per la prima volta, chi per la seconda o più.

Crediamo che la maternità sia un dono, un’esperienza meravigliosa, un regalo all’umanità. Affrontare una gravidanza in questi giorni/mesi di giuste restrizioni, per contenere la diffusione del virus, non è stato facile e la gioia dell’attesa di dare alla luce una nuova vita è entrata spesso in contrasto con le nostre paure e angosce.

Ci rivolgiamo a voi, in questo momento così delicato per la nazione e per il mondo intero, dove le scelte politiche influenzano tutti, dove voi governanti votati dal popolo avete il compito di prendere decisioni importanti per la tutela della collettività. Attualmente il bene primario è la tutela della salute, che però non deve limitarsi solo al contenimento della diffusione del coronavirus.

Le donne che si apprestano a dare la vita in questo momento storico sono tra le categorie più delicate, più fragili, da salvaguardare non solo da un punto di vista sanitario, ma anche da un punto di vista psicologico. Nei reparti di ginecologia sardi si vedono donne tristi, impaurite dal rischio di un possibile contagio, ma soprattutto dall’idea di vivere questo momento in solitudine.

Un ulteriore motivo di sconforto deriva dal fatto che, attraverso una semplice comunicazione verbale o telefonica, apprendiamo dal punto nascita prescelto che il giorno del parto le partorienti saranno sole, senza alcun supporto da parte del proprio compagno o marito, anche se asintomatico. Oggi, in Sardegna (tranne presso il punto nascita dell’Ospedale Nostra Signora Bonaria di San Gavino Monreale), il partner che ha scelto di accompagnare la nascita del proprio figlio o figlia, sostenendo la scelta della compagna di partorire in ospedale, si trova allontanato durante il travaglio e il parto.

Perché negare un appoggio psicologico così importante ad una donna partoriente, in assenza di sintomi che possano mettere a rischio il buon andamento del parto e la salute del personale sanitario? La presenza della persona di fiducia è un diritto acquisito (non da dover tutelare) che si configura come sostegno e presenza durante travaglio e parto, per tutta la sua durata.

Non c’è un momento più importante di un altro, il parto è un processo involontario delicatissimo che andrebbe oltremodo protetto in una continuità di intimità che si costruisce nel tempo, con i minimi cambiamenti di setting, soprattutto in fase espulsiva, come riporta TUTTA la letteratura in circolazione e come tutto il preparatissimo personale ostetrico conosce.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità e lo stesso Istituto Superiore della Sanità si sono già espressi affinché tutte le donne, a prescindere dalla positività al COVID-19, abbiano il diritto di partorire in sicurezza e di vivere un’esperienza positiva. Tra le raccomandazioni, le stesse società specificano il diritto della partoriente ad avere una persona di fiducia al proprio fianco, che possa sostenerla durante le fasi di travaglio e del parto.

Allontanare il partner o la persona di fiducia prescelta dalla partoriente, dunque, non rappresenta una best practice. Infatti, la maggioranza delle Regioni Italiane ha applicato dei percorsi nascita che prevedono l’accesso in sala travaglio e parto di un unico accompagnatore.

Appare evidente che sono maggiori i rischi per la salute psicofisica di una donna che
partorisce da sola, rispetto ai benefici – in termini di sicurezza per i sanitari – nel non far entrare il partner in sala travaglio e parto. Il partner non è un semplice visitatore, ma parte di un processo fisiologico fondamentale come già affermato dalle linee guida internazionali.

Siamo anche disposti – a nostre spese – ad essere sottoposti al tampone orofaringeo o al test sierologico per la diagnosi del nuovo coronavirus (SARS CoV-2) e all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale, pur di far lavorare tutti gli operatori in totale sicurezza e di stare accanto alle nostre compagne/mogli e future mamme dei nostri bambini.

Alla luce delle argomentazioni sopra esposte, vi chiediamo di intervenire tempestivamente e dare delle direttive comuni a tutti i punti nascita della Sardegna, che consentano al padre/compagno (o alla persona di fiducia scelta dalla partoriente) di assistere al travaglio e al parto, perché nessuna donna possa essere più lasciata sola e affinché viva questo momento difficile con la serenità e l’assistenza necessaria in un momento delicato come il parto.

Nulla di quello che chiediamo è volto a mettere a rischio il personale sanitario e in particolar modo quello ostetrico, che sentiamo alleato e vicino ad ogni nostra azione a tutela e sostegno della nascita.

Confidiamo nella vostra capacità di prendere le giuste decisioni, come avete fatto fino ad oggi, in qualità di governanti di un’Isola difficile per tanti aspetti. Sicuri che tutelerete anche noi, vi ringraziamo di cuore per il lavoro presente e futuro.”